L'ex sindaco e la decisione di rifiutare la prima offerta della multinazionale dell'acciaio perché il Comune non si costituisse parte civile al processo
"Le analogie ci sono sempre, anche se credo che la vicenda Eternit abbia un impatto di scala superiore rispetto al caso ThyssenKrupp. Stiamo parlando di migliaia di morti, di un dramma collettivo di intere cittadine e paesi. Torino nel processo contro i vertici dell'acciaieria ha deciso di costituirsi parte civile e di non aprire una trattativa con la società tedesca non per scopi materiali, ma come segnale politico, di vicinanza con i familiari delle vittime e di rappresentanza degli effetti che la vicenda aveva comunque avuto sulla città". L'ex sindaco Sergio Chiamparino è stato uno dei testimoni del processo penale per il rogo dell'acciaieria Thyssen che nel dicembre del 2007 costò la vita a sette operai. Palazzo Civico aveva deciso di costituirsi parte civile nel dibattimento e non aprì nessun canale per ricevere un risarcimento dalla società. Anzi. Si interruppero anche le trattative sull'area dello stabilimento.
Chiamparino, fosse stato al posto del sindaco di Casale cosa avrebbe fatto?
"Non so valutare e non mi permetterei nemmeno. Gli effetti della vicenda Eternit sulla città di Casale sono stati e sono diversi rispetto a quelli subiti da Torino. E si tratta di una cittadina dove probabilmente c'è la necessità di bonifiche e riqualificazioni".
Cosa ha spinto il Comune nel 2008 a costituirsi parte civile nel processo Thyssen?
"È stata una tragedia che dal punto vista emotivo ha fortemente coinvolto la città, diffondendo peraltro un'immagine negativa
La storia e soprattutto l'epilogo della Thyssen non rappresentava la storia industriale di Torino?
"No, Torino, come ho spiegato in aula, ha una storia industriale molto ampia e profonda, e fin dagli anni dell'industrializzazione di massa, a differenza di altre città, ha fatto della tutela della sicurezza sul posto di lavoro uno dei temi organicamente inseriti nella contrattazione".
Da qui il danno di immagine per la città?
"Di sicuro la partecipazione al processo della città non aveva uno scopo materiale. Non ci interessava il risarcimento. Non era la ragione principale né il riconoscimento di un danno economico. E alla fine forse nemmeno il danno di immagine è il termine giusto per definire quello che poi la corte ha sancito in primo grado. Piuttosto, come dissi in aula, con il rogo della Thyssen Torino ha subito un danno morale, è stato leso uno dei fondamenti della costituzione morale della città, ossia la sicurezza sul lavoro".
Quanto ha riconosciuto il tribunale come risarcimento?
"Un milione di euro. Soldi che il Comune aveva deciso di destinare al finanziamento di borse di studio e di attività formative proprio sul tema della sicurezza del lavoro".

Nessun commento:
Posta un commento